Essere dentisti imprenditori significa gestire la professione di odontoiatra in forma aziendale strutturandosi come un’azienda e abbandonando il vecchio modello di business da libero professionista che esisteva un tempo. Avere un’azienda significa che il dentista non è più al centro di tutti i processi come uno one man show impone, ma costruire procedure interne, controllo di gestione, un sistema di marketing efficace utilizzando inoltre personale dipendente ed esterno con ruoli chiave a cui delegare buona parte delle operazioni quotidiane. Solo così facendo è possibile per il titolare evolvere da “tutto fare in perenne ritardo su tutto” a regista e visionario dello studio dentistico. E così facendo il dentista, diventando imprenditore, scopre poi che a parte migliorare la propria vita e serenità personale, può sfruttare al contempo enormi vantaggi fiscali (tassazione agevolata delle SRL, pianificazione fiscale più spinta, protezione del patrimonio, regime PEX creando una holding, maggiori benefici economici per i suoi dipendenti con il welfare aziendale, sfruttare leve importanti come il marchio e i rimborsi, vendere il proprio studio, in età pensionabile, con una exit vera e soddisfacente dal punto di vista economico, ecc).
Il dentista-imprenditore oggi è necessario
Non è più una domanda di identità. È diventata una questione di sostenibilità economica. E la risposta, oggi, non è un’opinione: è un dato.
Da almeno quindici anni, nei convegni e sui blog di settore, torna sempre la stessa domanda: il dentista è un imprenditore?
Per molto tempo è stata una domanda quasi filosofica. Una questione di come preferivi definirti, di sensibilità personale, di etichette. Potevi permetterti di rispondere “no, io sono un medico” e continuare a lavorare bene lo stesso, perché il mercato ti proteggeva: la domanda superava l’offerta, il passaparola bastava, la targa sulla porta faceva il resto.
Oggi quella protezione non c’è più. E la domanda ha smesso di essere filosofica. È diventata una domanda di sopravvivenza, e la risposta è obbligata: sì, oggi il dentista deve essere anche un imprenditore. Non perché lo dica un guru, ma perché lo dicono i numeri del suo mercato.
Cosa è cambiato davvero
Lo studio odontoiatrico non vive più in un contesto di scarsità. Vive in un mercato maturo, affollato e sotto pressione.
In Italia gli studi odontoiatrici attivi sono quasi 47.000 (rilevazione ANDI): un settore stabile nel numero ma saturo, dove le nuove aperture di studi monoprofessionali calano mentre crescono aggregazioni e catene. Il rapporto tra dentisti e popolazione, secondo i dati OCSE, è passato da circa 0,61 a 0,81 professionisti ogni mille abitanti in vent’anni: più concorrenza, sullo stesso bacino di pazienti.
E il bacino di pazienti non è nemmeno in salute. Il Rapporto Italia 2025 dell’Eurispes fotografa un Paese in cui oltre la metà delle persone va dal dentista solo quando è costretta da un dolore o da un’emergenza, mentre più di un italiano su cinque non ci va mai — quasi sempre per motivi economici. Domanda debole, discontinua, sensibile al prezzo.
In questo scenario si sono inserite le catene low-cost e i gruppi odontoiatrici (DSO), che propongono pacchetti “tutto compreso” a preventivo fisso e comunicato in anticipo. Vincono su un terreno preciso: la trasparenza percepita e il prezzo. A questo si aggiunge il turismo dentale, che ogni anno porta circa 200.000 italiani a curarsi all’estero.
Il risultato è una selezione che i dati fotografano senza pietà. Le elaborazioni sui dati dell’Anagrafe Tributaria indicano diverse migliaia di studi chiusi negli ultimi anni, e le proiezioni ANDI riprese da più osservatori di settore stimano che una quota rilevante degli studi indipendenti sia a rischio entro il 2030. Nel frattempo, l’età media del titolare di studio supera i 54 anni (dati CAO): nel prossimo decennio decine di migliaia di professionisti andranno in pensione, spesso senza un ricambio pronto a rilevare — e senza una struttura che renda lo studio davvero trasferibile.
Tradotto in una frase: lo studio dentistico è oggi esposto alla concorrenza esattamente come qualunque altra impresa. E un’attività che compete come un’impresa, ma è gestita come una professione, è un’attività che lascia soldi, protezione e futuro sul tavolo ogni singolo anno.
L’equivoco: “fare impresa” non vuol dire (solo) fare marketing
Per quindici anni “diventare imprenditore” ti è stato raccontato quasi sempre nello stesso modo: fai marketing, riempi l’agenda, cura le recensioni, gestisci il team, diventa un leader carismatico.
È tutto vero. È tutto utile. Ma è la metà visibile del problema.
C’è una seconda metà, molto meno raccontata perché molto meno affascinante, in cui però si decide silenziosamente la parte più importante: quanto di ciò che produci resta davvero a te. Questa metà non si chiama marketing. Si chiama struttura fiscale e societaria dello studio.
Puoi fare il marketing più brillante d’Italia, riempire l’agenda e formare un team perfetto. Ma se il tuo studio è ancora inquadrato come libera professione, con l’IRPEF progressiva che erode i margini, il patrimonio personale esposto ai rischi dell’attività, nessun veicolo pensato per proteggere ciò che hai costruito e nessuna strada già tracciata per il passaggio generazionale, allora non sei un imprenditore.
Sei un professionista molto bravo, molto impegnato e molto tassato. È un’altra cosa.
Dove si decide davvero se sei imprenditore
Il vero cambio di paradigma non è mentale. È strutturale. Ed è qui che si gioca la differenza economica tra i due mondi.
Uno studio gestito come impresa — attraverso una STP o una SRL odontoiatrica — cambia le regole del gioco su quattro fronti concreti:
- Fisco. Si passa dalla logica dell’IRPEF progressiva a quella dell’impresa, con l’IRES al 24% e una deducibilità dei costi più ampia e analitica rispetto alla libera professione. La leva fiscale smette di essere una tassa da subire e diventa una variabile da pianificare.
- Investimenti. La forma d’impresa apre l’accesso a crediti d’imposta e agevolazioni sui beni strumentali — riuniti, laser, scanner, tecnologia digitale — che al libero professionista semplicemente non spettano. In un settore dove la tecnologia è il vero costo, non è un dettaglio.
- Protezione del patrimonio. La società di capitali separa il patrimonio personale da quello dell’attività: i rischi economici restano confinati alla società, senza travolgere ciò che hai fuori dallo studio. Il conferimento dello studio nella società può inoltre avvenire in neutralità fiscale ai sensi dell’art. 177-bis del TUIR, quando ricorrono le condizioni previste.
- Continuità e valore. Uno studio-impresa è un’entità che si può valorizzare, aprire a nuovi soci e trasferire. La STP unipersonale, per esempio, è oggi uno degli strumenti più usati per il passaggio generazionale: si costituisce la società e si cedono gradualmente le quote a figli o giovani colleghi, garantendo affiancamento e valorizzazione economica dell’attività. Un titolare individuale, alla fine della carriera, molto spesso non ha nulla da vendere. Un imprenditore sì.
Nessuna di queste leve si attiva con un corso o con una campagna di marketing. Si attiva con una decisione di struttura — e con qualcuno di competente che quella struttura la costruisce e la gestisce al posto tuo, anno dopo anno.
Una precisazione che ci sta a cuore: il paziente resta un paziente
Diventare impresa non significa trasformare il paziente in un cliente qualsiasi.
Chi entra nel tuo studio ha paura, prova dolore, non conosce la propria situazione, è preoccupato dalla spesa. Non è la persona che compra un divano in offerta la domenica pomeriggio. La colonna portante dello studio resta sempre la qualità clinica e l’etica del piano di trattamento: su questo non si tratta.
La struttura d’impresa non è l’alternativa a tutto questo. È ciò che lo protegge e lo rende sostenibile. Serve a permetterti di continuare a fare il dentista — in un ambiente sereno, con margini sani e senza il patrimonio di una vita esposto — meglio di come lo facevi prima. L’impresa è il mezzo. Il paziente resta il fine.
Il nostro manifesto
Da tutto questo nasce la nostra società di consulenza fiscale e strategica chiamata L’Impresa Odontoiatrica. Siamo specializzati soltanto sui dentisti e ormai seguiamo circa 60 dentisti imprenditori in tutta Italia (dato aggiornato al primo semestre 2026) che hanno creato la loro SRL odontoiatrica o la STP.
Perchè una società di consulenza fiscale dedicata solo ai dentisti? Semplice, perché abbiamo osservato un vuoto preciso nel mercato. Da una parte, chi insegna ai dentisti a “fare impresa” con corsi, community e formazione: utile, ma ti lascia con la teoria in mano e ti rimanda a un commercialista generalista qualsiasi. Dall’altra, lo studio locale del “commercialista che alcuni dentisti tra i suoi clienti”, spesso bravo ma radicato su un territorio. In mezzo, i generalisti che hanno “qualche dentista” tra i clienti e lo trattano come tutti gli altri.
Manca una cosa sola, ed è la cosa che serve davvero: un partner nazionale di commercialisti che lo studio dentistico lo trasforma in impresa e che venga gestito come una SRL strutturata, organizzata ed efficiente. Non un corso. Non uno studio di quartiere. Non un generalista distratto.
È la nostra visione, e non è uno slogan:
Ogni studio odontoiatrico è già un’impresa. Merita di essere guidato come tale con l’aiuto di un professionista specializzato.
La nostra missione è affiancare il dentista lungo tutto il percorso da professionista a imprenditore, con tre competenze che lavorano insieme:
- Fisco — pianificare le tasse invece di subirle.
- Protezione — mettere al sicuro il patrimonio personale e quello dello studio.
- Crescita — strutturare, valorizzare e trasferire l’attività nel tempo, dalla SRL fino alla holding e al passaggio generazionale.
Lo facciamo con un metodo a scala, un passo alla volta, senza scorciatoie e senza strategie fiscali borderline: non promettiamo magie, costruiamo strutture solide che reggono a un controllo e agli anni.
E lo facciamo al posto tuo. Questo è il punto. Non ti diamo compiti da fare la sera dopo l’ultimo paziente: ce ne occupiamo noi. Possiamo permettercelo perché lo facciamo già: oltre dieci anni di lavoro alle spalle, più di 60 studi odontoiatrici già seguiti, e una macchina operativa che eroga servizi in tutta Italia da remoto, senza che il cliente debba mai muoversi dal proprio studio.
Perché siamo, semplicemente, i Commercialisti dei Dentisti Imprenditori.
In conclusione
Il mercato ha già deciso: lo studio dentistico compete come un’impresa. La sola domanda aperta è se la tua verrà gestita come un’impresa o continuerà a essere condotta come una professione — pagando, in silenzio, la differenza tra le due cose.
Diventare imprenditore non è un seminario a cui partecipare. È una struttura da costruire, e qualcuno che la porti avanti con te.
Noi siamo qui per questo.
Fonti e Riferimenti
Fonti dei dati citati: Eurispes, 37° Rapporto Italia 2025; ANDI (numerosità e proiezioni degli studi); UNIDI (valore del mercato della salute dentale); OCSE Health Statistics (rapporto dentisti/popolazione); CAO (età media dei titolari e pensionamenti attesi); elaborazioni su dati dell’Anagrafe Tributaria per le chiusure di studi; normativa fiscale di riferimento su STP/SRL odontoiatriche, art. 177-bis TUIR e contribuzione ENPAM.
Domande frequenti?
E’ legale oggi in Italia che un dentista diventi imprenditore?
Si certamente. Oggi un dentista può assumere sia la veste di socio che di amministratore in strutture societarie e imprese molto più strutturate rispetto al proprio studio medico. Inoltre un dentista può anche assumere la veste di imprenditore, con la qualifica di socio, in aziende che nulla hanno a che fare con il mondo sanitario; si legga ad esempio il parere positivo rilasciato dalla OMCeO di Torino a seguito di un quesito posto da un odontoiatra iscritto ad AIO intenzionato ad aprire una Srl immobiliare per la gestione di affitti a reddito.
Dal punto di vista fiscale, il dentista imprenditore rimane sempre un professionista?
NO. Puoi essere entrambe le cose e perfino contemporaneamente. Puoi ad esempio avere una partita iva individuale da odontoiatra (sei un lavoratore autonomo, quindi un libero professionista in questo caso) e al contempo fare l’imprenditore con altri colleghi dentisti avviando una SRL odontoiatrica o una STP odontoiatrica.
Da quale reddito ha senso strutturarsi come impresa odontoiatrica?
Non esiste una soglia universale valida per tutti. In genere il ragionamento si apre quando l’utile annuo supera stabilmente la fascia in cui l’IRPEF progressiva inizia a pesare in modo rilevante, ma la decisione dipende soprattutto dalla stabilità dei redditi, dagli investimenti in programma e dall’esigenza di proteggere il patrimonio o preparare un passaggio generazionale. È una valutazione da fare caso per caso, con un’analisi puntuale della tua situazione.
Che differenze ci sono tra SRL odontoiatrica e STP odontoiatrica?
Nella SRL odontoiatrica il capitale sociale è aperto a tutti (non solo ai medici) per cui è possibile fare entrare anche come soci di maggioranza persone o imprese che non sono quindi dentisti. Nelle STP invece almeno i due terzi dei soci e dei voti sono riservati ai medici (il peso di soci esterni e investitori è poco rilevante). La SRL odontoiatrica in alcune regioni d’Italia è vietata mentre le STP sono apribili in tutta la penisola senza alcuna eccezione. La SRL odontoiatrica ha uno scopo imprenditoriale ampio e che può andare ben oltre l’attività sanitaria mentre nelle STP vige solo la possibilità di esercitare l’attività medica. Richiedici una consulenza sul tuo specifico caso in modo da darti indicazioni precise.
In cosa consiste la Holding Odontroiatrica?
È una società che detiene le quote della tua società operativa (la STP o la SRL dello studio) e si usa soprattutto per l’efficienza fiscale sui dividendi, la protezione del patrimonio, le agevolazioni sulla cessione quote (cosiddetto regime PEX) e il passaggio generazionale. Ha senso quando la struttura cresce (più studi, più soci) o quando vuoi organizzare in anticipo il trasferimento dell’attività. Su uno studio singolo o su una singola SRL odontoiatrica, l’apertura di una eventuale Holding va valutata con noi in consulenza in quanto potrebbe essere prematura.
L’opinione del dott. Roberto Scurto e un piccolo case study
Oggi non puoi più rimandare la scelta di essere un imprenditore anche se ti hanno sempre detto che il dentista è un professionista e non un commerciante. In realtà nessuno vuole farti vendere patate al mercato o farti fare i volantini da distribuire ai passanti in centro… ti chiedo soltanto di fidarti di me e di ascoltare quello che ho visto con i miei clienti. In questi 10 anni di consulenza fiscale e strategica vs i tuoi colleghi, abbiamo reso molto più felici e appagati una sessantina di dentisti in diverse regioni di Italia “mettendo struttura” ai loro sogni e ai loro progetti di possedere finalmente uno studio che funzionasse come un’azienda. Una struttura che permettesse loro di pagare meno imposte, di tutelare maggiormente i beni personali e che desse lavoro a tanti professionisti rendendo più libero il titolare dalle incombenze quotidiane. Ricordo ancora Matteo, dentista cinquantenne di Palermo, che in un caldo pomeriggio d’estate del 2021, prima delle ferie, mi disse sollevato: “finalmente metto le mani in bocca ai pazienti solo quando ne ho voglia avendo oggi una struttura organizzata, flessibile e performante in cui lavorano giovani medici in gamba – perfino più bravi di me – che mi permette finalmente di fare il manager e pensare a come sviluppare la mia attività odontoiatrica”. Matteo tra il 2021 e il 2025 ha effettuato numerosi investimenti in beni strumentali, circa 140 mila euro, grazie al credito d’imposta 4.0 per lo studio esistente – trasformato in SRL odontoiatrica (possono beneficiare dei crediti d’imposta soltanto le imprese odontoiatriche e non i professionisti) – e tramite un bando con fondo perduto per la creazione di nuove aziende promosso dalla Regione Siciliana ha avviato un secondo studio che vede come direttore sanitario e manager il figlio, anche lui dentista, di appena 27 anni. Se Matteo fosse rimasto lo stimato professionista di un tempo senza compiere la trasformazione in dentista imprenditore, il figlio sarebbe rimasto una pedina del vecchio studio fatturando ogni 31 del mese, con la sua partita iva in regime forfettario, le parcelle vs lo studio del papà aspettando il giorno della pensione del genitore per prenderne il suo posto.
